Nuoto, le difficoltà degli adolescenti divisi tra piscina e scuola e il ruolo difficile dell’Allenatore

Ne parliamo con Dario Furno, allenatore del Play Off che ha figurato come migliore compagine Campana con Esordienti A e Ragazzi ai recenti Campionati Italiani di Categoria per Salvamento

I risultati nel nuoto non si ottengono a caso, soprattutto quando si parla di giovani agonisti che devono dividere gli allenamenti tra gli studi, argomento fondamentale e da mettere sempre davanti a tutto, e gli amici con cui condividere la loro adolescenza. Se poi si parla di discipline acquatiche particolarmente impegnative come il Nuoto per Salvamento, allora le difficoltà si amplificano, sia dal lato atleti ma anche dal lato allenatore.

«Le difficoltà che si hanno ad allenare un gruppo di ragazzi giovani della fascia di età che varia tra i 14 e 16 anni, essenzialmente sono gli stessi che incontra un qualunque educatore – racconta Dario Furno, allenatore del team Salvamento del Play Off, migliore compagine del difficile territorio della Campania ai recenti Campionati nelle categorie Esordienti A e Ragazzi – I ragazzi sono distratti dalla loro dalla loro vita, dai primi amori, dal voler apparire rispetto gli amici, dal mantenere rapporti sociali nei loro rispettivi contesti, dalle problematiche familiari, uniche di ogni nucleo familiare, in un contesto che però non è uguale a quello di altri ragazzi che non fanno sport, perché i giovani atleti devono mantenere un ritmo di vita differente, hanno degli orari impegnativi dettati dall’esigenze della vasca, un’oggettiva stanchezza fisica e mentale dettata dagli allenamenti e poi devono in tutto questo sapersi gestire integrando gli studi e talvolta la gli impegni religiosi agli allenamenti»

In tutto questo, spesso la gestione dei giovani atleti diventa per un Allenatore ancora più difficile perché ad aumentare il grado di difficoltà, si aggiungono i genitori dei ragazzi che si aspettano di dover condividere i piani di allenamento e gli obiettivi dei figli, talvolta criticando perfino le scelte tecniche di chi li prepara, un aspetto negativo dello sport che non fa altro che distrarre i giovani dal loro percorso, caricandoli di responsabilità creandogli inoltre false illusioni.

«Parliamo di ragazzi in fase di crescita, in una fase delicata, in cui la figura dell’Allenatore deve integrarsi alle altre figure educative con cui loro vengono a contatto – spiega Furno – Il mio rapporto con i genitori, come per tutti gli Allenatori suppongo, mi vede confrontarmi con quelli che hanno piena fiducia nel mio lavoro e mi lasciano la più ampia libertà di movimento e quelli che dettati da un senso di protezione e apprensione verso i figli, cercano di essere ‘’molto’’ partecipi a quello che succede in piscina. Alla seconda categoria di genitori andrebbe sempre spiegato che troppa apprensione diventa invadenza o oggettivamente un danno. In ogni caso credo che i genitori rappresentino un notevole aiuto se ben gestiti e con questo voglio dire semplicemente che in molti casi andrebbero educati allo sport proprio come vanno educati i loro figli, considerando che molti di loro si approcciano alla piscina senza un’aspettativa sportiva e si trovano catapultati poi in un mondo che non conosco o non comprendono. Anche questo tipo di lavoro dovrebbe a mio avviso rientrare nel compito di un Allenatore, per il bene degli atleti che segue»

Come se il percorso non fosse già difficile di suo, si mettono anche le istituzioni che purtroppo, come più volte sottolineato, non sostengono gli studenti che fanno sport agonistici così come accade in altri Paesi, spesso sottovalutando la partecipazione a un Campionato e l’impegno che ne consegue.

«Mi capita spesso di parlare con i miei atleti di studio, non perché essi non studino, ma perchè si trovano spesso in difficoltà con alcuni docenti che tendono a penalizzarli proprio perché fanno attività sportiva – racconta Furno – Nonostante i protocolli di intesa FIN-MIUR, i genitori devono giustificare le assenze dei figli perché le scuole non accettano le giustificazioni Federali e i ragazzi che partecipano ai Campionati si trovano a essere penalizzati per quei 4\5 giorni in cui oggettivamente non hanno potuto studiare o frequentare perchè magari erano ad un Campionato Italiano. Di fatto nelle scuole italiane non vi è una vera cultura di apertura allo sport da parte di tutti docenti e questo è un problema»

Nonostante questi aspetti, il Play Off è riuscito a portare a casa ben sei medaglie dai recenti Campionati Italiani di Categoria di Nuoto per Salvamento (esordienti A, ragazzi, junior, cadetti e senior) che hanno visto dal 15 al 18 febbraio ben 1.353 atleti ai blocchi di partenza in rappresentanza di 90 società impegnati nel classico programma gare internazionale da sei specialità individuali (ostacoli, trasporto manichino, percorso misto, manichino con pinne, manichino pinne e torpedo, superlifesaving) e tre staffette (4×50 ostacoli, 4×25 manichino e 4×50 mista) andato di scena nello Stadio del Nuoto di Riccione.

«Il bilancio dei Campionati è sicuramente positivo, anche se mi aspettavo un po’ di più e per questo credo che debba lavorare ancora molto sotto l’aspetto di approccio alla gara per alcuni dei miei ragazzi – ha commentato Furno – Il fattore emotivo penalizza spesso e troppo le loro prestazioni sotto gli aspetti tecnici a dispetto di un’ottima condizione atletica. Abbiamo dunque un incentivo a migliorare per i Campionati a mare che differiscono moltissimo da quelli in piscina e sono certo che abbiamo grossi margini grazie alla mia fantastica squadra di Istruttori»

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Di seguito i podi realizzati dal Play Off ai Campionati Italiani di Categoria per Salvamento:

Mattia Artusa (anno 2002, studia al Liceo Scientifico), argento nei 100 manichino pinne torpedo Ragazzi con 59”41 e bronzo nei 100 percorso misto Ragazzi con 1’11”29
«È stato un bel Campionato – racconta Mattia – Dopo l’esordio in cui non sono riuscito a dare il meglio di me, ho preso le misure dell’evento conquistando l’argento nella gara di Torpedo, anche se condito da un po’ di emozione che mi ha deconcentrato portandomi a commettere errori in alcune parti della gara. Non mi aspettavo invece il podio nel percorso misto, gara in cui mi sono meravigliato anche del crono, mentre invece ho chiuso solo quarto nella gara in cui tenevo di più, ovvero i 100 manichino in cui ero davvero molto ansioso. È stato molto bello però diventare campioni italiani nella 4×25 manichino Ragazzi in cui puntavamo molto»

Alessandro Volpe (anno 2005, studia in terza media), bronzo nei 100 manichino pinne torpedo esordienti con 1’14”02
«Purtroppo nelle mie gare individuali ho sbagliato almeno la metà per ognuna, anche se sono riuscito a vincere un bronzo e sfiorare un podio di cinque centesimi – racconta Alessandro – Riesco a conciliare il nuoto con la scuola senza troppe difficoltà, anche se i sacrifici ci sono, soprattutto in mezzo alla settimana in cui ho qualche impegno in più con il corso di inglese»

Mario Boccia (anno 2002, studia all’Istituto Tecnico Industriale), bronzo nei 100 manichino pinne Ragazzi con 52”72
Simone Musiello, Giovanni Luca Carannnante, Mattia Artusa e Mario Boccia (tutti anno 2002 e rispettivamente studenti presso Istituto Tecnico Agrario, Istituto Tecnico Nautico, Liceo Scientifico e Istituto Tecnico Industriale), oro nella 4×25 manichino Ragazzi con 1’17”71

Alessandro Volpe, Luca Loreti, Pasquale Della Ragione e Daniele Illiano, argento nella 4×25 manichino Esordienti con 1’51”56

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Paco Clienti

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