Imma_Cerasuolo__Swim4life_img1

Due napoletane a Londra! L’avventura di I. Cerasuolo ed E. Romano alle Paralimpiadi.

Due napoletane a Londra!
L’avventura di I. Cerasuolo ed E. Romano alle Paralimpiadi.

Imma_Cerasuolo__Swim4life_img1di Paco Clienti.
Non capita spesso di venire a conoscenza dell’esperienza importante di vita di alcune persone, attraverso la quale si ha poi la possibilità di trarre riflessioni importanti per la propria vita, di iniziare a guardare poi le cose sotto un altro punto di vista e puntare nuovi orizzonti. Abbiamo deciso di fare un viaggio e di accompagnare l’avventura di due ragazze napoletane speciali, Emanuela ed Imma che vivranno un sogno che si chiama Olimpiadi!

Abbiamo iniziato con l’intervista di Emanuela Romano pubblicata pochi giorni fa e che si può visualizzare cliccando qui.

Oggi continuiamo il viaggio con l’ultima tappa che porta ad Immacolata Cerasuolo, tappa che dividiamo in due puntate vista l’entità dell’intervista.
Immacolata Cerasuolo è stata atleta napoletana dell’anno per il CONI nelle edizioni 2003 e 2004, titolo vinto anche da Fabio Cannavaro e Max Rosolino tra gli altri, vanta una medaglia d’oro nei 100 farfalla cat. S8 ed una d’argento nei 200 misti cat. SM8 alle Paralimpiadi di Atene 2004, oltre a due argenti vinti nelle medesime gare ai Mondiali in Argentina nel 2002, insomma un curriculm non male!

immaImma ha oggi 32 anni e nuota dall’età di 7, ma dopo un grave incidente in moto a seguito del quale riscontrò la rottura del plesso brachiale, perdendo per sempre l’utilizzo del braccio destro, cambiò letteralmente vita.
Cambiamenti importanti ma non per ciò che riguardava la sua passione. Il nuoto restò parte importante della sua vita e continuò a praticarlo da agonista grazie al settore paralimpico!
Dopo l’avventura nella sua seconda Olimpiade a Pechino 2008 nella quale ha fatto anche da porta bandiera e dopo aver avuto due figli, Silvia, oggi 3 anni e Giovanni, oggi 16 mesi,
Imma decide di fermarsi con il nuoto, per dedicare tutto il suo tempo alla sua famiglia.
Resta però sempre lì, a bordo vasca, partecipe da spettatrice agli eventi del nuoto paralimpico, fino a quando non decide di rientrare, per quella passione che brucia dentro, per quel padre che non c’è più ed al quale Imma vuole regalare ancora una soddisfazione!

Imma_Cerasuolo__Swim4life_img2La nostra chiacchierata inizia nel più semplice dei modi, con Imma che in maniera molto gentile, quanto disinvolta, mi invita ad uscire per sederci sul prato dello splendido complesso sportivo napoletano di Portici del Gruppo Cesaro.

Dunque siamo ripartiti Imma e siamo anche arrivati a Londra! Non tutti avrebbero scommesso su di te ed invece ce l’hai fatta! Hai centrato la qualificazione e ti sei guadagnata la convocazione per le Paralimpiadi! Cosa significa per te questo all’età di 32 anni e dopo essere diventata mamma per due volte?
Prima di tutto era un sogno di mio padre e per me avverare questo sogno è la cosa più importante. Fare questa terza Olimpiade da moglie e da mamma, a 32 anni, è per me aver raggiunto un risultato massimo, un sogno, qualcosa di incredibile, un po’ come Josefa Idem che a 48 anni sta facendo qualcosa di straordinario nel Kayak in queste Olimpiadi, ma in quel caso stiamo parlando del top dello sport! Partecipare ad un’Olimpiade è il sogno di tutti gli atleti, questa sarebbe la terza per me, voglio farla bene e so che ho la possibilità di riuscirci perché ho lavorato per questo. Non tutti pensavano ce l’avrei fatta ma quando mi metto in testa una cosa io la faccio! All’inizio della stagione parlando con il mio Tecnico Umberto Vela, ci trovammo d’accordo che se fossero arrivati i tempi cronometrici giusti entro dicembre, avremmo lavorato per Londra, ma per arrivare in finale e non semplicemente per partecipare, perché se devi continuare a scrivere la storia, lo devi fare per bene!

atene2004_22La grinta e la sicurezza di questa ragazza si nota subito, non solo dalle sue parole, manche dalla gestualità con la quale si esprime.
A Londra gareggerai nei 50 e 100 stile libero, ma soprattutto nei 100 farfalla e 200 misti, gare queste ultime due alle quali sei legata in particolar modo…
Si, è vero, ma al di là del fatto che sono due gare nelle quali ho vinto medaglie importanti, si tratta di gare che mi porto dietro da sempre. Sono le mie gare!

Ma com’è stato vivere quel sogno di Atene 2004?
Mah…a me basta chiudere gli occhi per ritrovarmi subito ad Atene! Si fanno subito vive le emozioni, le sensazioni, lo stato d’animo…è difficile descrivere a parole in che modo hai toccato il cielo con un dito e come sono fatte le nuvole. Io sono diventata mamma per due volte ed è un’emozione che ti resta nella vita e la continui a vivere giorno dopo giorno perché è qualcosa di straordinariamente bello, ma aver vissuto le Olimpiadi di Atene è stato sicuramente un’emozione comunque intensa e particolare che non si cancella facilmente. Mi basta ascoltare una canzone alla radio legata ai quei momenti per rivivere fortemente le sensazioni di quei giorni stupendi.

Sportline-costumi-SPEEDO-640x387

pompei2007-cerasuoloA Londra arriverà una Imma con qualche anno in più della gloriosa Cerasuolo di Atene dove avevi 24 anni. La differenza di età che ti trascinerai dietro potrebbe darti più vantaggi o magari più svantaggi?
Credo più vantaggi, perché sono più matura e consapevole di quello che sto facendo. Ad Atene ero molto più spensierata. Sapevo che ero una delle favorite ma da buona napoletana non avevo dato nulla per scontato, aspettando giorno dopo giorno l’esito della realtà dei risultati che poi si sono materializzati in medaglia. A Pechino invece ci arrivai stanca fisicamente e mentalmente. Non avevo voglia di vedere l’acqua e non sopportavo più nulla di questo ambiente e così mi sono fermata subito dopo. Poi è successo che ho perso mio padre e allora sono tornata in acqua per lui, per gratificare i sacrifici che lui ha fatto per me e per rendergli omaggio con la terza Olimpiade alla quale voglio partecipare da protagonista e non da comparsa!

atene2004_42Il fatto che parteciperai alla tua terza Olimpiade è sinonimo di esperienza, elemento importante da poter vantare nell’affrontare un appuntamento di una portata così elevata. Nonostante la tua esperienza, pensi che una volta a Londra, l’emozione e la responsabilità che avrai nel rappresentare l’Italia, saranno comunque presenti e pesanti nell’attesa delle tue gare?
Penso che riuscirò a contenere le emozioni, ci sono riuscita già in passato quando sono stata comunque costretta a farlo, in quanto, dopo che riesci a centrare determinati obiettivi, diventi un modello. Confermarsi vincente è più difficile che vincere per la prima volta. Mi sono allenata con la volontà di volerci essere a Londra e quindi quando sarà lì non mi spaventerà né la fiamma olimpica né la responsabilità di rappresentare un’intera nazione. Sarò quell’atleta che quando sarà sul bordo vasca lascerà tutto da parte per concentrarsi solo sulla gara e per fare bene!

Gli occhi di Imma si illuminano e la passione che questa ragazza comunica attraverso la sua gestualità ed il suo sguardo, nel raccontare delle sue ambizioni e del suo passato, sono qualcosa di straordinariamente coinvolgente!

atene2004_14Quindi i tuoi presupposti per queste Olimpiadi sono massimi?
Te l’ho detto, mi ispiro a Josefa Idem – risponde ancora sorridente –  Per me arrivare in finale sarebbe il massimo, anche per dimostrare a chi non credeva in me si sbagliava. Già il fatto che parteciperò a queste Olimpiadi è significativo per chi mi dava ormai per finita. Arrivare in finale sarebbe la ciliegina sulla torta ed è questo ciò che voglio.

Una volta in finale poi tutto può accadere…
Esatto, come ho scritto anche nel mio libro (“Olimpiadi quotidiane” n.d.r.), in finale siamo otto concorrenti che vogliono vincere il titolo e quindi non è da escludere nel il 1° ne l’ultimo della batteria.

Cosa porterai nella tua speciale valigia per Londra?
Intanto porterò la mia famiglia al completo, con mio marito ed i miei figli, poi porterò metaforicamente parlando il mio Tecnico, Umberto Vela, perché in realtà lui resterà qui e non partirà con me. Però se sono arrivata a Londra è anche merito suo e quindi lo terrò con me. Porterò mio padre, perché è stato il mio starter sul blocco di partenza per farmi tornare in acqua con la grinta giusta. Infine porterò tanta voglia di chi vuole fare bene, di chi vuole stupire con gli effetti speciali!

atene2004_58In questi giorni si è parlato molto di Pistorius. Alcuni, inconsapevolmente mi auguro, hanno addirittura detto che fosse il primo atleta disabile a partecipare ad un Olimpiade con normodotati…come vedi tu il caso Pistorius?
Mmm…no, da cattiva napoletana, credo si parli troppo di Pistorius ed esclusivamente perché dietro ci sono le protesi che costano molto e che tra l’altro si fanno in Italia! Quindi dietro c’è un discorso di interessi. È brutto dirlo ma credo sia così, visto che ci sono stati diversi altri atleti disabili che hanno partecipato alle Olimpiadi con normo. Perché non si è parlato anche di loro come si è parlato di Pistorius? Perché forse dietro quegli altri atleti non c’era nessun business da far girare…sarò cattiva ma credo sia questa l’unica spiegazione.

Lo sport paralimpico è cresciuto moltissimo negli ultimi anni e sono sempre più numerosi gli atleti che si affacciano nelle varie discipline sportive e sempre di più sotto gli occhi di tutti. Come valuti la possibilità che dà lo sport paralimpico nell’era che oggi viviamo nella quale purtroppo ci sono ancora troppe barriere architettoniche?
Mi viene in mente l’impianto di Berlino, non lontanissimo dall’Italia che è vecchio di dieci anni e comunque all’avanguardia, senza un minimo di barriera architettonica. E l’Italia cosa fa invece per migliorare le sue strutture? Nulla! Noi ad esempio oggi nuotiamo in questa fantastica piscina
(Centro Sportivo di Portici n.d.r.) grazie al Gruppo Cesaro che ci ospita, ma la Scandone che è vasca da 50 metri comunale, è attualmente chiusa! Ci sono molte cose che non vanno come dovrebbero andare, perché forse l’Italia non vuole investire per i disabili, pensando che vivano in un mondo a parte ed invece non è così. Sono da imitare Paesi come Spagna, Inghilterra, Stati Uniti, Germania nei quali un disabile vive come una qualsiasi persona normodotata.

Imma_olimpica

È da apprezzare tantissimo il lavoro che sta svolgendo Luca Pancalli (Presidente del Comitato Italiano Paralimpico n.d.r.) che ha fatto partire gruppi sportivi che prima non c’erano e ha dato la possibilità a molti di diventare atleti di un certo calibro. Nel suo piccolo e tanto di cappello a Luca che sta cercando di far diventare il CIP come il CONI, ma non può essere una sola persona a cambiare il mondo!

In tutte queste difficoltà lo sport è forse quell’ambiente dove un disabile può vivere più a proprio agio.
Sicuramente entrare in un impianto sportivo è molto più facile che fare un prelievo da un bancomat, però è un mondo fermo lì, nel senso che non si guarda fuori. Non possiamo legarci esclusivamente allo sport, si deve fare qualcosa per cambiare anche tutto il resto. 

Restate collegati a Swim4life.it per la 2^ ed ultima parte dell’intervista ad Imma Cerasuolo che troverete on-line da leggere sotto l’ombrellone nei prossimi giorni!

Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine