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Due napoletane a Londra! L’avventura di I. Cerasuolo ed E. Romano alle Paralimpiadi.

Due napoletane a Londra!
L’avventura di I. Cerasuolo ed E. Romano alle Paralimpiadi.

atene2004_01di Paco Clienti.
Siamo all’epilogo del viaggio intrapreso a luglio con Emanuela Romano, 22 anni compiuti da poco più di un mese ed Immacolata Cerasuolo, 32 anni da poco più di due mesi, entrambe atlete della Società “Nuotatori Campani” che si allenano a Portici, nel napoletano, presso il complesso sportivo del Gruppo Cesaro, campionesse paralimpiche in viaggio verso i Giochi di Londra giunti alla XIV edizione, che si terranno dal 29 agosto al 9 settembre 2012.

Abbiamo iniziato il viaggio con la chiacchierata insieme ad Emanuela Romano nell’intervista che trovate cliccando qui ed abbiamo proseguito nella seconda puntata con la prima parte dell’intervista realizzata ad Imma Cerasuolo che trovate cliccando qui.
Oggi terminiamo il viaggio con l’ultima parte dell’intervista realizzata alla Cerasuolo diventata atleta paralimpica dopo un grave incidente in moto a seguito del quale riscontrò la rottura del plesso brachiale, perdendo per sempre l’utilizzo del braccio destro. 
Ma da quell’incidente, da quella perdita parziale delle proprie facoltà, si aprì per Imma un nuovo mondo, iniziò una nuova vita che l’ha portata a diventare campionessa olimpica ad Atene 2004!

Imma_CHa voluto arrivare a Londra a tutti i costi, per coronare una carriera ricca di successi e per ringraziare a modo suo il papà che non c’è più…

Eccola Imma, nella seconda ed ultima parte dell’intervista realizzata per Swim4life!

Sport ma anche vita di tutti i giorni. Le Olimpiadi inizieranno tra poco, quelle riservate agli atleti paralimpici. Cosa senti di dire a tutte quelle persone che credono che gli atleti disabili abbiano qualcosa in meno rispetto ai così detti “normodotati”?
Noi siamo atleti che vogliono rappresentare l’Italia nel migliore dei modi e lo faremo. Direi a quelle persone di assistere ad una gara di un disabile prima di giudicare. In qualsiasi disciplina sportiva noi diamo il cuore e la grinta così come un atleta normo. Non stiamo di certo a guardare se abbiamo una gamba o un braccio in meno e non lo faremo mai perché se decidiamo di fare gli atleti, lo facciamo per raggiungere un obiettivo, a prescindere.

Facciamo un attimo un salto nel passato. 25 maggio del 1999, quel giorno, a quasi 20 anni, ti accadde qualcosa che ti avrebbe cambiato radicalmente la vita per sempre. Come ricordi oggi il giorno dell’incidente?
Ti dirò, la vita a volte ti toglie qualcosa ma ti dà anche qualcos’altro e quindi se tornassi indietro vorrei riavere le stesse cose che mi hanno portato oggi ad essere la persona che sono. Io credo che nella vita nulla è al caso e se accadono certe cose è perché hai la possibilità di viverle e affrontarle e poi c’è sempre un’altra vita dietro l’angolo. Dell’incidente ricordo davvero poco, ma quel poco che ricordo e di quello che mi ha dato, va bene così, sono “contenta” comunque. Certo mi dispiace aver perso l’uso del braccio però a seguito di quell’incidente ho avuto la possibilità di sposarmi, poi di avere figli ed infine di vincere medaglie importanti ed anche di partecipare alla mia terza Olimpiade!

Imma_Cerasuolo__Swim4life_img4È stato qualcosa che ti ha fatto in qualche modo crescere quindi?
Assolutamente si, credo che certi episodi ti capitino per metterti alla prova. Quando a 19 anni perdi per sempre l’uso del braccio destro, ci sono due strade: quella dell’alcol, o della droga, o comunque della depressione, con la quale ti fai sconfiggere definitivamente e ti arrendi a ciò che ti è capitato, o quella in cui alzi la testa, combatti e vai avanti. Poiché per me era molto più importante sentire il profumo del mare, vedere la luce del sole e vivere le persone che amo, ho deciso di alzare la testa! Se oggi sono così consapevole è perché indubbiamente sono maturata tanto in conseguenza all’incidente.

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Quanto tempo ci volle per riprenderti moralmente?
Sinceramente sono stata fortunata, perché oltre ad avere accanto la mia famiglia, ho avuto molto vicino anche i miei amici. Tutti insieme hanno contribuito a farmi riprendere velocemente e quindi poco dopo essere stata dimessa dall’ospedale, ho iniziato a sentirmi già meglio.

Come ti sentisti quando tornasti in acqua consapevole che potevi continuare a vivere la tua passione?
Non è stato subito facile e bello. Sono entrata in acqua con la paura di non farcela ed invece poi la voglia di indossare una divisa, che sia quella di un gruppo sportivo o quella dell’Italia, mi ha dato la voglia di essere l’atleta che sono poi diventata.

Immacolata_CerasuoloCosa significa per te il nuoto?
In acqua siamo tutti uguali. Io non muovo il braccio ma in acqua mi sento a mio agio e libera di esprimermi come chiunque altro.

Credo quindi che il nuoto, l’acqua, sia un elemento che permette a tutti di esprimersi in qualsiasi circostanza fisica nella quale si vive, a prescindere dalla disabilità che si può avere o meno.

È evidente che l’acqua è la tua passione e la tua vita. Ma cos’altro c’è nella vita di Imma Cerasuolo?
“Prima” dell’acqua c’è la famiglia con i miei figli che è la cosa più importante che ho e che mi riempie la giornata! – sottolinea Imma – Per me sono la cosa principale, anche se quest’anno, per arrivare all’obiettivo Londra, ho dovuto purtroppo mettere la mia famiglia un po’ all’angolo, ma questo per dire ai miei figli un domani che la mamma ha fatto la sua terza Olimpiade quando loro erano ancora piccoli. Già oggi mia figlia mi associa ai cinque cerchi olimpici e per me questa è già una grande soddisfazione!

Come riesci ad unire l’impegno per la famiglia alla passione ed i tempi che ti prende il nuoto?
Quest’anno fortunatamente, o sfortunatamente per altri versi, ho lavorato di meno a scuola e quindi ho avuto più tempo per organizzarmi. La mattina portavo i bimbi all’asilo nido e poi andavo a nuotare. Alle 12.00 uscivo ed andavo a prendere i bimbi a scuola per poi tornare a casa. È stato così in tutti i giorni tranne il mercoledì, giorno in cui alle 6.25 prendevo il traghetto per andare ad Ischia, dove lavoro. Da lì tornavo a Napoli alle 15.00 ed andavo a nuotare, mentre i bimbi stavano con una delle due nonne. Finiti gli allenamenti tornavo a casa per cucinare e fare le faccende di casa oltre che a badare ai miei figli. Insomma non è stato facile ma sono riuscita a fare tutto perché c’era la possibilità di incastrare le cose con i tempi ed in questo è stato molto bravo e disponibile anche il mio tecnico Umberto che ha saputo trovare i tempi giusti. Non è facile tornare in acqua dopo che sei stata ferma per tre anni e fare 6 km al giorno per una come me poi che poi ha anche un lavoro ed una famiglia. È stato bravo a costruire qualcosa insieme a me. Ecco perché lo ringrazio e me lo porto a Londra nella mia speciale valigia!

imma007E tuo marito invece cosa pensa dei tuoi impegni sportivi?
Bruno sapeva che questo era il mio grande sogno quindi non mi ha intralciata in nessun modo. Mi comprende perché anche lui ha le sue passioni. Solo che ora gli ho detto che vorrei fare anche gli Europei ed i Mondiali in vasca corta e lunga! Mi ha detto di fare Londra e poi ne riparliamo…anche se poi, come dice lui, basta organizzarsi – risponde sorridente Imma.

Qual è il ricordo più bello ed indelebile che ti porti dietro della tua intera esperienza natatoria?
L’oro e l’argento delle Olimpiadi di Atene sono state vittorie importanti ed indelebili ma credo che il ricordo più bello per me è la mia prima medaglia vinta ai Mondiali in Argentina nel 2002. Partivo in corsia 8, ultima, spacciata ai pronostici ed al tocco della piastra invece arrivo seconda! Non mi aspettavo nemmeno io quel risultato ed infatti sono uscita in lacrime da quella gara che mi porto nel cuore!

Una curiosità. Un tempo ti chiamano  “La Vichinga”. Perché questo soprannome?
Certamente non perché fisicamente somiglio ad una vichinga. Credo per il mio modo di essere e di reagire alle difficoltà, cosa che mi ha aiutata molto a superare l’incidente. È un nome che mi è rimasto visto che qualcuno mi chiama ancora così e ti confesso che è un nome che mi piace!

Imma_cerasuolo_Dopo le Paralimpiadi quali saranno i tuoi obiettivi?
Farò sicuramente un po’ di vacanza. Dopo mi metterò a tavola con mio marito Bruno e discuteremo sul futuro. Nello zainetto ho messo i Mondiali in vasca corta che si faranno l’anno prossimo ed i Mondiali in vasca lunga nell’anno successivo, dopo di che gli Europei. Poiché il titolo Europeo è quello che mi manca, vorrei arrivare a combattere per vincerlo tra tre anni. Vedremo.

Cosa farai invece da grande?
Ahh non lo so ancora. Per ora va bene la mamma che è un ruolo che mi si addice bene. Non farò altri figli ma voglio essere una brava educatrice ed un esempio per i miei bambini.

Facciamo allora un salto nel futuro di 15 anni. Pensi che utilizzerai la tua figura di sportiva in qualche modo per educare i tuoi figli?
Lo sport per me è stato un esempio. Quando mi sono operata è stato come una gara e quando sono entrata in sala operatoria ho pensato ‘o me e la mia vita o l’incidente’. Così come in gara o vinci tu o vince il cronometro. In quell’occasione ho usato lo sport come mezzo per superare un momento difficile. Non credo che utilizzerò la mia figura di sportiva in termine di esempio o paragone per educare i miei figli. Mi fa piacere però pensare che tra 15 anni quando loro andranno a scuola e studieranno e parleranno delle Olimpiadi, potranno trovare scritto anche il mio nome!

Imma_Cerasuolo__Swim4life_img5Siamo in chiusura, vuoi aggiungere qualcosa?
Voglio chiederti se hai letto il mio libro (Olimpiadi quotidiane n.d.r.)!

Non ancora, anche se mi sono promesso di leggerlo.
Penso sia un bel libro. Parla di me e della mia esperienza che secondo me può essere da esempio per molti. Nel libro ho cercato di metterci la mia vita, ma non quella di atleta che deve vincere, bensì quella di persona che è caduta, si è rialzata ed ha affrontato le difficoltà che ha avuto, superandole. Io ho scaricato la versione e-book nella quale ci sono anche degli inserti video. Ricordo una scena in particolare dove io avevo 15 anni ed era il mio compleanno. Soffio le candeline sulla torta ed alla domanda “qual’era il mio desiderio”, io rispondo che era quello di diventare una campionessa! E guarda un po’ com’è strana la vita, nonostante le difficoltà che poi ho avuto, ci sono riuscita ugualmente!

Clicca qui per il sito ufficiale dei Giochi Paralimpici Londra 2012.

Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine