Chiacchiere da spogliatoio e i personaggi che lo frequentano.

Ecco un elenco “ristretto” di chi si incontra negli spogliatoi di Nuoto Master.

Alzi la mano chi di voi almeno una volta nella sua vita sportiva non ha esclamato: “Se questi spogliatoi potessero parlare…”.
Gli spogliatoi sono un mondo a parte che si apre oltre la vasca. Pensavo di aggiungere vicino ai cartelli “Vietato l’uso di diffusori”, “E’ obbligatorio l’uso della cuffia”, o anche “Lasciate ogni speranza oh voi che entrate”, così almeno si arriva consapevoli di entrare in una realtà parallela. Se pensate che dopo due ore di allenamento si è abbastanza esausti da pensare solo a lavarsi velocemente e correre a casa, vi state sbagliando. In realtà vi troverete davanti un’ampia scelta di personalità che tenteranno di coinvolgervi con poche possibilità di uscirne indenni.

L’egocentrica. Arriva ancora con la cuffia in testa ed inizia a parlare senza modo di poterla fermarla. “Avere visto i miei tempi sul 100 stile? Sono migliorata di due decimi, mi sento proprio in forma. Questo è il mio anno!” E via così, sfornando senza pausa frasi in prima persona, dirette a chiunque, quasi urlate, senza possibilità alcuna di sfuggirvi. L’unico rimedio è quello di correre sotto la doccia e non uscire fin quando la tempesta del Super io non è passata.

La capera – che tradotto per chi non ha lo 081 come prefisso telefonico é la pettegola. È fonte inesauribile di gossip. Conosce la vita privata di chiunque abbia incrociato. Veri o verosimili, i suoi racconti riguardano tutti, ma proprio tutti. Puoi anche buttare un nome a caso e lei ti saprà dire con chi esce, con chi ha litigato, chi è il suo dentista e l’ultima volta che si è fatta un pedicure.

La timida. La vedi da un anno, ma non sai nemmeno come si chiama. Corre in doccia vestita, si cambia in bagno ed evita ogni tipo di socializzazione. Conosci il suono della sua voce solo perché la senti educatamente salutare, ma non va oltre il “Buonasera”.

La gnocca. Tutti abbiamo la gnocca in piscina o tutti sperano di averne almeno una. Quella che non importa che sia inverno o estate, che l’allenamento sia stato più o meno massacrante, lei è impeccabile, sempre. Qualsiasi costume indossi sarà sempre perfetta, riuscendo a coordinare alla cuffia anche il rossetto, ovviamente waterproof. È l’unica capace di fare una messa in piega perfetta in dieci minuti con a disposizione nulla tranne che una spazzola. Entra in doccia portandosi dietro un kit di sopravvivenza che ad una persona normale basterebbe per un anno: antimicotico (non sia mai si prenda qualche strana infezione da contatto), scrub, bagnoschiuma, shampoo, balsamo, crema ristrutturante, olio sotto la doccia, due asciugamani, un accappatoio. E come se il rituale non fosse sufficiente, eccola che in perfetto ordine di uso sistema sulla panca, crema anticellulite, crema corpo, crema viso, olio districante per capelli, tonico, detergente e trucchi vari. Mezz’ora vicino a lei e pensi di essere in una delle tante note profumerie! Non meno varia è la parte di universo maschile. Ammetto di essere una di quelle che, iscrivendosi ad un corso di nuoto, credeva di trovare in vasca rappresentazioni Italiche di Camille Lacourt o di Ryan Lochte, fisici a forma di “V”, addominali scolpiti e braccia dall’apertura alare. Ho trovato, per fortuna o purtroppo me lo sto ancora chiedendo, la sintesi perfetta del maschio tricolore che esprime in acqua il meglio di sè.

Il vanesio. Ama l’acqua perchè riflette la sua immagine. A bordo vasca con tutta la sua attrezzatura, rigorosamente personalizzata, si prepara al tuffo con metodo e concentrazione che le Olimpiadi a confronto sono il gioco aperitivo dell’Aquafan di Riccione. Costumino vita bassa fantasia, cuffia della Nazionale, occhialini iper tecnologici. Il selfie dal blocco è d’obbligo, con conseguente ed istantanea condivisione su Instagram con i filtri migliori e via verso l’allenamento quotidiano, possibilmente in solitudine.

Il pesce fuor d’acqua. Non sa esattamente perché si trovi lì, chi ce lo ha portato e come, ma c’è e non si perde un allenamento, soprattutto perché dopo potrà giustificare il pranzo o la cena con due antipasti, primo, secondo, contorno, vino, dolce e caffè e magari un morso al cameriere. Riesce a parlare quando gli altri provano solo a prendere fiato, lo trovi più sul bordo della corsia a chiacchierare con gli istruttori che a seguire il ritmo del programma di allenamento. È però gentile e generoso, sempre disponibile e sorridente.

Il latin lover. Questo esemplare di maschio da piscina merita approfondimento. Che siate come me alle primissime armi oppure da punta di diamante della vostra squadra Master, non potete non avere incrociato, almeno una volta a bordo vasca, quello che al solo passaggio (o almeno nella sua mente la fantasia è questa) fa appannare gli occhialini delle gentili donzelle, che non si strappano via i capelli solo perché indossano la cuffia. Ciuffo di capelli rigorosamente laccato, barba appena accennata, movenze da Red Carpet durante la Notte degli Oscar. Arriva in piscina simulando attenzioni solo al suo smartphone sul quale smanetta alla velocità della luce fino ad un attimo prima del tuffo. Saluta a caso, in generale, con la mano ben tesa ed il braccio alzato a mostrare tatuaggi con simboli Maori e scritte in arabo/cinese/sanscrito (che poi, siete davvero sicuri che lì sopra avete inciso per sempre frasi tipo “La vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia”? Il dubbio che quegli idiomi possano corrispondere invece a “Pizza a metro da Giggino – aperto anche la Domenica”, resta). A suo dire è uscito con tutte le donne under 50 iscritte in piscina, comprese quelle dei corsi di acquafitness e le mamme dei bambini della scuola nuoto e delizia con racconti inverosimili i compagni durante il rito della doccia. Non è dato poi da sapere come mai durante i momenti di condivisione al di fuori dell’acqua, ivi comprese cene e momenti di incontro della squadra, lui si presenti sempre da solo.

Poi ci sono io, indefinibile, arrivo per ultima, trascinando ciabatte messe a caso, col fiato corto, cuffia tra i denti, occhialini, pinne, chiavi dell’armadietto e porta pass che penzolano dal collo, in cerca della panca e invocando nell’ordine: mamma, papà, defibrillatore, ambulanza. Che alla domanda: “Tutto bene? Sei stanca?” Risponde: “No guarda, fresca come una rosa in Primavera, sto solo facendo le prove generali per il mio funerale”.

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Giusy Cisale

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