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Nuoto a rana, gli errori e il rischio infortuni, come prevenire e curare con l’osteopatia

“Il ginocchio del ranista” e gli altri infortuni possono essere prevenuti durate la stagione

La rana (foto di copertina per gentile concessione di Peter H. Bick) è ritenuto uno stile artistico ed unico in cui l’avanzamento avviene per spinte successive e l’azione di spinta principale è fornita dalle gambe. Se nuotato costantemente male però, questo stile può causare facilmente alcuni infortuni, ma prima di parlarne vediamo quali sono i muscoli impegnati in questa nuotata durante le fasi di propulsione e di recupero.

Nel movimento degli arti superiori si può identificare per la fase propulsiva un impegno muscolare di co-contrazione del grande pettorale e del grande dorsale: dalla posizione di massimo allungamento oltre il capo, gli arti si avvicinano tramite movimento rapido di adduzione alla linea mediana, facilitando, oltre alla propulsione, un assetto più idrodinamico. Le forze prodotte durante tale fase riescono a spingere il tronco in avanti mediante una simultanea contrazione dei muscoli paraspinali.

Nella fase di recupero invece, le braccia sono richiamate alla posizione distesa in avanti passando sotto il corpo del nuotatore: questo movimento, favorito da un leggero “tuffo” in avanti, è a carico del grande pettorale, del deltoide anteriore e del capo lungo del bicipite brachiale che insieme consentono la flessione della spalla. Simultaneamente l’estensione del gomito prodotta dalla contrazione del tricipite brachiale, rende possibile il completamento della fase di recupero.

Per quanto riguarda invece gli arti inferiori, durante la fase di spinta, i piedi segnano una traiettoria a parabola schiacciata ed intervengono dall’inizio della spinta fino alla distensione completa degli arti. La superficie utile nella spinta è costituita dalla parte interna della pianta del piede, della caviglia e della gamba. L’azione muscolare principale è svolta dai muscoli adduttori, dal retto femorale e nella fase finale dal tricipite surale. Al termine di questa fase i piedi si uniscono completamente.

Durante la fase di recupero invece, le gambe si flettono sulle cosce che a loro volta si flettono sul bacino con un angolo di 45 gradi circa (130 tra coscia e bacino). Questo angolo permette di mantenere i piedi sott’acqua alla giusta profondità e di non far avanzare troppo le cosce che frenerebbero l’avanzamento. Questa fase avviene soprattutto grazie all’azione dell’ileo-psoas e degli ischiocrurali.

Durante questi movimenti si inserisce la respirazione che per questo stile è di tipo frontale e viene favorita dal sollevamento delle spalle, evitando così di estendere troppo indietro la testa.
La propulsione, a differenza degli altri stili, è maggiormente a carico delle gambe rispetto alle braccia occupando il 70% di importanza e ciò può causare a chi nuota la rana in maniera tecnicamente errata un sovraccarico elevato della zona lombare e dell’articolazione del ginocchio.

Quali sono gli errori principali che si commettono a rana
Gli errori principali riscontrabili nella nuotata a rana sono dovuti a:

  • posizione della testa durante la respirazione che spesso viene erroneamente tenuta alta guardando in avanti. In questo modo i fianchi si abbassano nell’acqua e il corpo è facilitato a proiettarsi verso l’alto piuttosto che in avanti. La corretta respirazione avviene invece guardando verso il basso, mantenendo un angolo di inclinazione di circa 45 gradi, che permette di mantenere i fianchi sollevati;
  • posizione del corpo, che se mantenuto orizzontale sull’acqua permette la proiezione in avanti. Una corretta contrazione della muscolatura del core permette di non inarcare la schiena e quindi di mantenere la posizione orizzontale a filo della superficie dell’acqua;
  • impiego della gambata, che se molto ampia diventa inefficace perché indirizzando le ginocchia verso l’esterno, si assume una posizione limitante la propulsione in avanti;
  • impiego della bracciata, anch’essa inefficace se troppo ampia perché si finisce col prendere acqua troppo lontano dal corpo, spingendola verso l’esterno piuttosto che oltre il corpo;
  • coordinazione, l’errore più comune e diffuso tra gli apprendisti ranisti, riscontrato nel compiere un movimento simultaneo tra gambe e braccia.

Quali sono gli infortuni che si rischiano nuotando scorrettamente la rana
Considerata anche la non sempre perfetta preparazione atletica di un nuotatore amatoriale, questi errori, se protratti nel tempo e associati alla ripetitività dei movimenti, portano il corpo a dover gestire dei sovraccarichi funzionali potenzialmente eccessivi. Come esiste la nota spalla del nuotatore, il trauma più frequente legato al sovraccarico funzionale, c’è anche “il ginocchio del ranista” col cui nome si indica un insieme di patologie che posso interessare diverse componenti dell’articolazione del ginocchio, quali l’apparato legamentoso, la cartilagine articolare o la sinovia.
In fase iniziale il dolore si manifesta durante l’esecuzione di semplici movimenti, ma non preclude l’esecuzione degli stessi, fino a diventare sempre meno tollerato e percepito anche a riposo. Se trascurato, può portare a una limitazione del movimento articolare e quindi evolvere in patologie degenerative della cartilagine articolare e/o dell’apparato legamentoso.

Come prevenire e curare un infortunio causato da una nuotata scorretta a rana
L’osteopatia, in qualità di disciplina diagnostica e terapeutica complementare alla medicina, può intervenire in aiuto del nuotatore: attraverso tecniche manuali si dimostra efficace per la prevenzione, valutazione ed il trattamento di una moltitudine di disturbi. Durante la seduta, l’osteopata osserva e valuta il corpo come un’entità funzionale unica e inscindibile ed ogni parte costituente tale entità può contribuire a manifestare il dolore. Per questo motivo spesso l’osteopata può agire su zone del corpo distanti da quella dolorosa al fine di ripristinare un corretto equilibrio corporeo. Questo nuovo equilibrio fornirà al corpo maggiori energie da investire nel processo di guarigione.

L’osteopatia può̀ quindi intervenire a livelli differenti per aiutare un nuotatore:

  • Infortunio, ovvero la fase “acuta” del problema, con intervento manipolativo sull’atleta per accelerare notevolmente la fisiologica tempistica di ripristino di una normale funzionalità̀ fisica. Nel caso del “ginocchio del ranista” l’osteopata può ripristinare una corretta biomeccanica e fisiologia articolare, eliminare la causa del processo infiammatorio e migliorare il circolo fluidico della zona interessata. Tutto questo si traduce in una diminuzione dei tempi di recupero dall’infortunio e minor incidenza di recrudescenza della patologia;
  • Recupero Funzionale, per ripristinare la corretta “biomeccanica” del corpo e quindi eseguire un gesto tecnico preciso e funzionale. Questo, essendo alla base di una buona coordinazione muscolare, porta a una riduzione del dispendio energetico e quindi ad un migliore rapporto sforzo/resa. È evidente come tutto ciò si possa tradurre in migliori prestazioni natatorie e tempi di recupero ridotti. In altre parole l’atleta avrà minore possibilità di recidiva e di patire nuovi infortuni;
  • Prevenzione, che permette di evitare infortuni e recidive e oltre ad un risparmio economico significativo, si può̀ tradurre in una maggior longevità̀ atletica. In questo ambito è da sottolineare come la comparsa di dolore sia già l’espressione di uno squilibrio corporeo e quindi di una situazione stressante che il corpo non riesce più a compensare. Sottoporsi a qualche seduta di controllo durante l’anno, o durante la stagione agonistica, può rappresentare una scelta vincente.

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Consulenza osteopatica: potete contattare i centri di consultazioni osteopatiche di Padova o Verona presso la scuola di Osteopatica Eiom contattando il numero 049.9360359 (Padova) o il numero 045.8900388 (Verona).

Relatore articolo: Dr. Alessandro Bettin Osteopata D.O. – Fisioterapista / European Institute for Osteopathic Medicine – Scuola di Osteopatia dal 1993
Laureato in Fisioterapia presso l’Università di Padova, consegue poi: diploma di Osteopata D.O. presso la scuola E.I.O.M di Padova, Master di I Livello in Posturologia all’Università “La Sapienza” di Roma e attestato di “Esperto in Valutazione e Recupero Funzionale del Sistema Cranio-Cervico-Mandibolare”. Membro del ROI e docente presso la scuola di osteopatia EIOM. Da anni concilia la sua passione per lo sport, la medicina e la prevenzione lavorando con atleti e società sportive.
Riferimenti: mail ale.bettin@gmail.com – Telefono: 348/0805723.

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Paco Clienti

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