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Green Pass obbligatorio anche per chi lavora in piscina e palestra

L’estensione scatterà da ottobre anche per dipendenti pubblici e per chi lavora in bar e ristoranti

Il Green Pass diventerà presto obbligatorio anche per chi lavora in piscina e palestra, estendendo così quanto previsto dal decreto andato in vigore lo scorso 6 agosto.

Un passo atteso e coerente con quanto prevede l’attuale obbligo del Green Pass per accedere a determinate attività commerciali e settori di intrattenimento e svago, tra cui le piscine.

Ricordiamo che attualmente il Green Pass, rilasciato a chi ha iniziato e completato l’iter di vaccinazione contro il Covid e a chi è guarito dal Coronavirus, prevede obblighi limitati.

Non è infatti richiesti ai genitori che accompagnano minori di 12 anni o disabili all’interno degli spogliatoi della piscina e della palestra o a chi lavora all’interno delle strutture sportive come specificato nel dettaglio delle varie casistiche nel nostro articolo precedente – clicca qui per leggerlo – ma ben presto anche queste condizioni cambieranno.

Dai primi di ottobre infatti, il Green Pass diventerà obbligatorio anche per istruttori e allenatori ed è lecito supporre possa diventare tale anche per i genitori che accompagnano i propri figli negli spogliatoi.

Non solo, anche gestori di palestre e piscine, ristoratori e addetti alla ristorazione, addetti ai trasporti a lunga percorrenza e dipendenti della pubblica amministrazione dovranno mettersi in regola.

Il provvedimento verrà confermato con un decreto dopo la cabina di regia che si riunirà questa settimana insieme al presidente del Consiglio Mario Draghi, ma bisognerà lasciare trascorrere almeno 15 giorni per dare la possibilità a chi non è vaccinato di sottoporsi alla prima dose, condizione indispensabile per ottenere la certificazione verde.

La Cabina di regia è prevista entro giovedì e sarà allargata al Comitato Tecnico Scientifico, seguita come previsto dal confronto con le Regioni e poi dal Consiglio dei Ministri per dare il definitivo via libera al decreto.

In discussione anche la possibilità di avviare la procedura per la somministrazione della terza dose

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Secondo la road map del Ministro Speranza, entro settembre si partirà con la somministrazione della terza dose alle persone molto fragili, che hanno sviluppato una risposta immunitaria troppo bassa o che stanno combattendo con alcune tipologie di tumori.

Poi si passerà agli anziani delle RSA, agli ultraottantenni e al personale sanitario. Le scorte sono più che sufficienti: 8 milioni di dosi nei frigo da agosto, 15 milioni in arrivo a settembre.

Le intenzioni del Governo, come già annunciato in un nostro articolo precedente – clicca qui per leggerlo – sono comunque di rendere obbligatorio per tutti anche il vaccino contro il Covid.

Non è stato deciso ancora nulla in merito, ma Draghi è convinto di imboccare questa strada, sostenuto da Speranza che ha confermato che l’obbligo vaccinale è un’opportunità in base all’articolo 32 della Costituzione.

Se a metà ottobre i numeri delle vaccinazioni non saranno soddisfacenti, potrebbe partire l’iter per fare dell’Italia il Paese apripista in Europa, come lo è stato sull’obbligo vaccinale per medici e infermieri.

Alla fine del mese di ottobre il governo valuterà se sia il caso di forzare e introdurre l’obbligo. Sono diversi gli indicatori su cui si punterà l’attenzione: indice Rt nazionale, posti occupati in area medica, posti occupati in terapia intensiva, numero dei decessi.

L’obiettivo rimane quello più volte dichiarato: impedire nuove chiusure.

Ricordiamo che il vaccino contro il Covid è stato regolarmente testato in tutte e tre le fasi previste per i nuovi vaccini.

I test sono stati ampiamente più larghi del solito, nel rispetto dei protocolli sanitari previsti in caso di pandemia.

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine