Il giorno della donna del nuoto.

L’8 marzo non è una festa qualunque, ma un giorno dal significato profondo.

Ci sono cose che solo se sei una donna che nuota puoi capire. La mattina sei lì davanti alla tua scarpiera e guardi quelle bellissime scarpe tacco 10 comprate in saldo tirando gomitate che Tyson a confronto è il ragazzo del gioco del pungiball delle giostre. Le vuoi mettere, pensi che sia il giorno giusto per togliere la carta appallottolata sul fondo e pensi che dopo una mattina con quelle avrai i crampi non riuscendo nemmeno ad infilare l’alluce nelle infradito.

Siamo quelle che si sono fatte bruciare capelli e sopracciglia dal cloro, che vorrebbero che la “crema miracolosa” che con una sola applicazione cancella sui capelli i danni di un anno di maltrattamenti, il miracolo lo faccia davvero, ma finisci sempre con il solito elastico, ad avvolgere una coda che diventa sempre più chiara.

Ci alleniamo con i maschi, non ci vengono risparmiate vasche, ma i nostri tempi saranno sempre più alti dei loro. Numericamente saremo sempre di meno rispetto a loro, ma siamo quelle che colorano la corsia, che sanno sdrammatizzare ed alleggerire la tensione, che hanno sempre un consiglio ed un rimedio a tutto. Abbiamo dimenticato cosa sia portare bracciali o orecchini durante la settimana ed aspettiamo il week end per renderci irresistibili, giocando col make up come da bambine sulla nostra tolette di plastica, a dipingere labbra rosse e sciogliere finalmente i capelli, su quelle spalle forgiate dalle bracciate.

Amiamo il costumone perché nasconde la cellulite, perché così stretto sembra che metta insieme i pezzi rotti di noi che si ricompongono soltanto quando saliamo sul blocco. Dietro agli occhialini nascondiamo mascara sciolto dall’acqua e dalle lacrime, in quei giorni in cui le debolezze devono essere lasciate sul bordo vasca.

Siamo capaci di nuotare con la febbre sperando che l’acqua la curi. Nuotiamo in giorni in cui il nostro corpo ci ordina ritmi diversi, ricordandoci che il nostro essere donne é lì e da lì non si scappa. In acqua abbiamo trovato un mondo oltre il nostro mondo, la forza oltre le nostre debolezze. Abbiamo curato con il cloro un cuore a pezzi e, per rianimarlo, lo abbiamo portato di nuovo al limite, fino a quando non ha ripreso il suo battito.

Ci hanno detto che pratichiamo uno sport da maschi, che abbiamo le spalle larghe e noi abbiamo sorriso ogni volta, perché noi amiamo questo sport da maschio e le nostre spalle, sono diventate così larghe solo per far poggiare la testa a chi ne avesse bisogno.

L’8 marzo non è una “festa”, ma una giornata dedicata al gentil sesso nata per ricordare quanto le donne sono state capaci di essere forti nella storia dell’umanità, conquistando indipendenza sociale, affermazione politica e superando con eleganza perfino le discriminazioni e le violenze che hanno subito. Bisogna ricordare che le nostre differenze fanno la differenza e quindi anche il nuoto ha bisogno di noi e noi abbiamo bisogno del nuoto.

È il momento per azzerare la gravità, per alleggerire i pesi, per dimostrare a noi stesse che il dolore non esiste, che la stanchezza passerà, che quelle gambe che sanno camminare a dodici centimetri da terra avvolte in calze nere, possono spingere acqua e macinare chilometri, che le nostre braccia, delicato e morbido cuscino, possono diventare spinta e motore, tagliare acqua e secondi, aspirando ad uno e solo un riconoscimento: il nostro.

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Buon 8 marzo donne!

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Giusy Cisale