Nuoto e psicologia, le due figure in un’unica Cecilia Camellini

La campionessa di nuoto paralimpico è stata docente nei Corsi di Formazione per Istruttori FINP svolti a inizio anno, un impegno che le ha permesso di crescere anche come atleta in vista dei prossimi Europei

Nei primi due mesi dell’anno è stata impegnata come docente per il Corso di Formazione per Istruttore di Nuoto FINP in cui ha trattato gli argomenti “Elementi di comunicazione e Psicologia dello sport” e “Disabilità sensoriale (visiva): il primo approccio, aspetti metodologici, tecnici e didattici”. Non è del tutto una sorpresa, perché la campionessa di nuoto Cecilia Camellini, due argenti ai Giochi di Pechino 2008, due ori e due bronzi a quelli di Londra 2012 e un argento a quelli di Rio 2016, dovrebbe diventare una psicologa entro quest’anno, dopo l’esame previsto a settembre e la successiva abilitazione.
L’atleta delle Fiamme Oro è dunque molto impegnata sia in vasca per preparare i prossimi Campionati Europei che si terranno a Dublino dal 13 al 19 agosto e in cui punta ai 50, 100 e 400 stile e 100 dorso, che fuori dalla vasca per la sua professione che la vede una figura sempre più rilevante nello sport e in particolare nel nuoto paralimpico.

“È stata un’emozione incredibile ed è una di quelle cose per cui se avrò possibilità farò di nuovo – racconta Cecilia Camellini durante l’intervista realizzata per Swim4Life Magazine – Hai presente quando senti che stai unendo professione ad attività sportiva? Beh, è stato un sogno che si realizza ed ero più emozionata io che le persone che hanno seguito il corso”

Al di là di quelle che possono essere le sue competenze professionali, Cecialia sta ancora imparando sul campo.

“Durante i corsi ci siamo soffermati molto sulla comunicazione che secondo me, soprattutto quando si tratta di disabilità, è fondamentale – afferma Cecialia – Affinchè il rapporto allenatore-atleta e allenatore-famiglia sia buono, è necessario che ci sia una buona comunicazione tra le parti”

Durante i tre Corsi in cui ha figurato come docente, ha parlato molto anche di emozioni, stati d’ansia e tutto ciò che si può ripercuotere sulla forma fisica di un atleta, puntando a trattare le cose più importanti che poteva affrontare nelle venti ore disponibili per ognuno dei tre appuntamenti condotti.

Secondo te quanto è importante questo tipo di formazione nell’ambito del nuoto paralimpico?
«Penso che sia stata importantissima perché il paralimpico non ha nulla di standard. Serve tanta elasticità e creatività, cose che non ti insegna nessuno e che puoi solo imparare sul campo, ma questi corsi offrono l’occasione di gettare le basi per cambiare gli schemi quando un allenatore si trova davanti a un disabile»

Ti aspettavi di condurre questi Corsi di Formazione?
«Non me l’aspettavo in questo momento perché psicologa lo diventerò a settembre. È una cosa che non avevo chiesto e vedersela arrivare è stato molto bello. Tra l’altro mi comunicarono la cosa a dicembre, quindi per me è stato un bellissimo regalo di Natale»

In che modo ti è servita questa esperienza?
«Mi è servita sia per la Cecilia atleta che per la Cecilia psicologa. Non sono più la persona che ero dieci anni fa, perché ho fatto un percorso di un certo tipo e tutto quello che ho accumulato nel bagaglio di esperienza personale, ho provato a metterlo a disposizione delle persone che hanno preso parte ai corsi. Questo mi ha reso più sicura di prima e mi ha dato anche qualche spunto in più per fare pratica in occasione delle mie competizioni in vasca»

Quindi se ho ben capito, il tuo obiettivo da atleta non è più soltanto quello di inseguire certi risultati, ma anche di fare da cavia affinchè tu possa testare sul campo e su te stessa certi aspetti che riguardano la tua professione?
«Ebbene si, perchè in fin dei conti sono sia un atleta che uno psicologo e quindi porto un po’ di esperienza a entrambe le figure attraverso ciò che faccio. Mi auguro di essere utile al movimento del nuoto paralimpico sfruttando proprio questa singolarità»

In base alla tua esperienza, pensi che ci sia ancora un po’ di chiusura da parte delle persone diversamente abili e delle loro famiglie nel praticare nuoto?
«Da quando ho cominciato a nuotare, devo dire che l’età media delle persone che praticano nuoto paralimpico, soprattutto quelle che lo praticano a livello competitivo, si è abbassata molto. È un segnale che l’approccio sta cambiando ma come per tutte le cose che hanno bisogno di cambiamenti, serve una gran quantità di tempo e pazienza. Di persone che ci credono ce ne sono tante e ognuna ha le sue risorse per poter fare la propria parte. Questo è quello che bisogna far sentire alle persone diversamente abili affinchè si avvicinino al nuoto in maniera serena. Ovviamente c’è ancora tanto da fare, quindi non bisogna sedersi sugli allori, ma continuare a lavorare come si sta già facendo»

Da atleta invece, hai avvertito dei miglioramenti nel settore nuoto rispetto a quando hai iniziato?
«Le cose che noti in maniera più immediata in una piscina sono le barriere architettoniche che però io non sempre riesco ad avvertire essendo non vedente. Posso dirti però che rispetto al passato, oggi è molto più facile che quando entro in una piscina nuova, qualcuno degli addetti ai lavori mi venga incontro e mi prenda per mano per accompagnarmi, senza ansie o imbarazzi di nessun genere. È anche più facile che qualcuno mi chieda come sento le cose, rispetto a prima che invece nessuno si esponeva per sapere come vede il mondo un non vedente. Questi sono i primi passi di un forte cambiamento, positivo ovviamente. C’è infine una certa soddisfazione quando qualcuno mi ferma dicendomi che ha visto me e i miei compagni di nazionale alle Olimpiadi di Rio o ai Mondiali, mentre prima questo era più difficile perché la conoscenza del nuoto paralimpico era più bassa»

Tutto sembra essere sempre più “normale”, a differenza di un passato che vedeva qualcuno sentirsi un po’ impreparato su come interagire con una persona diversamente abile?
«Assolutamente si e riflettendo proprio sulla parola normale, prima capitava più spesso che una persona mi chiedesse se far finta che la disabilità non ci fosse quando si parla con una persona disabile. Beh, la disabilità c’è e come, soltanto che va considerata all’interno della complessità di una persona. Quindi basta avere solo un po’ di buon senso, lo stesso che si ha quando si parla con qualsiasi altra persona»

Ma con tutti i pensieri che hai per la testa, tra esami per la tua professione, i corsi e il nuoto, come fai a concentrarti quando sei in piscina per allenarti o per competere?
«Beh, mi scappa da ridere perché è da anni che vivo tra mille impegni e non so cosa risponderti. Sono sempre andata avanti con obiettivi misurati all’età che avevo e ogni anno mi dicevo che avrei dovuto riposare e invece aggiungevo impegni. Sicuramente è un peso grande, ma qualche tempo fa ho letto un articolo proprio su Swim4Life Magazine in cui si diceva che per nuotare bene in acqua bisogna essere leggeri e per poterlo fare bisogna lasciare tutti i pensieri fuori dalla piscina e questo è proprio quello che cerco di fare, immaginando uno zainetto che riempio con tutti i miei pensieri prima di entrare in piscina. Non è affatto semplice, ma il nuoto mi serve anche per questo, per poter evadere dalla vita quotidiana»

Questo sarà il tuo primo anno a Lignano per i Campionati Italiani di Società che si terranno in concomitanza con le World Series. Cosa ti aspetti da questo appuntamento?
«Spero che l’Italia dia il meglio di se in quello che ha e che riesca a far sentire tutti gli stranieri a casa propria. Spero anche che l’appuntamento sia d’esempio a tutti, ma sono certa che verrà fuori uno spettacolo molto interessante. Personalmente, sarà il primo test importante della stagione in vista dei Campionati Europei di Dublino»

Come ti vedi per questa stagione?
«Questa è una stagione molto interessante perché non essendo una stagione olimpica, mi sto allenando per un impegno continentale in cui però la mia principale avversaria europea è proprio un’olimpica! Sarà una bella stagione, in cui tra l’altro a giugno si sposerà mio fratello a cui farò da testimone. Il 2018 sarà per me un anno incredibile e io come sempre me lo nuoterò»

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Paco Clienti

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