Nuoto, vasca corta e vasca olimpionica, cosa cambia e incide sulla prestazione

Molte sono le differenze che condizionano la nuotata nei due campi gara, tra le quali le fasi subacquee e le virate

Gli atleti d’élite sono abituati a gareggiare in vasca olimpionica e non è un caso se la maggior parte di questi costruisce la propria preparazione allenandosi proprio in vasca lunga. Questo avviene perché, anche se normalmente chi va forte in vasca da 50 metri va forte anche in vasca corta, ci sono delle differenze sostanziali tra le due tipologie di campo gara del nuoto.
Le virate e le subacquee fanno essenzialmente la differenza e se si è capaci di eseguire bene queste due fasi della nuotata, è possibile fare molto bene nella piscina da 25 metri, ma non basta solo questo per assicurarsi una buona prestazione.

Fermo restando l’allenamento, la buona forma fisica e tutte quelle piccole ma importanti varianti che contribuiscono ad un buon risultato, uno degli aspetti fondamentali che un atleta che si accinge a competere in vasca corta deve osservare e curare, è quello di “adattare” la propria nuotata per far si che questa possa essere efficace anche in vasca corta così come in vasca olimpionica.

Perché si parla di adattare la nuotata? In vasca corta si nuota una distanza inferiore alla vasca lunga proprio per la differenza data dal numero di virate e conseguenti subacquee. Le fasi subacquee non sono, infatti, incluse nei metri “effettivamente nuotati” ed è per questo che diventano l’asso nella manica per gli atleti forti soprattutto in vasca corta.
Sempre per gli stessi motivi, in vasca corta si ha inoltre meno tempo per trovare il “ritmo di nuotata” poiché la nuotata viene appunto interrotta molto più frequentemente a causa delle virate. Praticamente, in vasca olimpionica ci sono circa 35-40 metri utili a ricercare il ritmo di nuotata considerando 10-15 metri di subacquea, mentre in vasca corta ce ne sono soltanto 10 o al massimo 15 di metri da nuotare dopo la subacquea e questo è uno dei motivi per i quali normalmente i tempi cronometrici riscontrati in vasca corta sono più bassi di quelli riscontrati in vasca lunga.

Per “adattarsi bene” e nuotare in maniera efficace in vasca corta necessita dunque una buona preparazione dei ritmi di gara, della gestione gara, della tecnica di nuotata, ma soprattutto della frequenza di nuotata: più alta è la frequenza di nuotata e meglio ci si esprime in vasca corta.

Tra la vasca corta e la vasca olimpionica si sono importanti differenze anche relativamente alle staffette. A differenza della vasca olimpionica, in vasca corta è più facile nuotare in mezzo alle onde provocate dagli avversari, poiché i cambi più frequenti che si eseguono in una staffetta in vasca da 25 metri, fanno si che gli atleti siano più soggetti a nuotare la vasca quando ancora non si sono smaltite le onde del frazionista precedente. È dunque importante puntare a staccare subito gli avversari nelle prime due frazioni anziché giocare al recupero per poter gestire al meglio la gara.

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Paco Clienti

Responsabile Redazione Swim4Life Magazine
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