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Nuoto, il quinto stile, gli effetti del drag nella propulsione subacquea

Approfondiamo un avanzamento determinato dall’ondulazione del corpo e dal drag (resistenza d’onda e di forma)

La nuotata subacquea si è evoluta al punto da diventare un elemento cruciale delle gare a stile, dorso e farfalla, evoluzione che ha portato gli allenatori e i tecnici a definire questa forma di propulsione subacquea il quinto stile”. Nel nostro articolo precedente, abbiamo introdotto questo particolare momento in cui l’atleta non nuota sull’acqua, ma nell’acqua – clicca qui per approfondire.

La propulsione dei nuotatori deriva da una spinta verso dietro sulla massa d’acqua (drag), con gli arti che trasmettono questa spinta da avanti a dietro. Per quanto riguarda il drag entrano in causa due tipologie: drag di forma e wave drag.

La ricerca di una posizione più affusolata possibile nella subacquea riduce il drag di forma più di quanto accade in superficie. Questa posizione va assunta sovrapponendo le mani in modo da formare il vertice di un triangolo la cui base è data dalle spalle. Più la base è stretta più l’altezza del triangolo è lunga, maggiore è l’effetto idrodinamico, per la ridotta superficie di attrito. Il capo è flesso in avanti, bloccato dagli arti superiori estesi al massimo, con i bicipiti in appoggio sulla regione temporoparietale della testa dietro l’orecchio. Una ridotta mobilità articolare del cingolo scapolare può condizionare errori di assetto.

Il wave drag (resistenza d’onda), invece, tende a ridursi man mano che la profondità aumenta. Questa è la spiegazione per cui dopo la virata e il tuffo non si deve attaccare immediatamente con la la gambata a delfino; non è necessario minimizzare questa forma di drag, perché si rischia solo di perdere velocità a causa della forma del corpo che non è più affusolata come prima. La frequenza dell’ondulazione deve aumentare sempre di più durante la risalita in superficie, perché aumenta la resistenza d’onda e di conseguenza vi è una maggiore necessità di vincerla.

L’apprendimento del quinto stile è subordinato a uno specifico training. Innanzitutto, occorre concentrarsi sulla coordinazione corretta ovvero sulla giusta oscillazione del corpo per trarre un reale vantaggio da questo meccanismo. La propulsione vera è propria nella subacquea è deputata agli arti inferiori, ma il movimento corretto deve essere trasmesso dalla parte superiore del corpo (tronco e bacino), altrimenti risulterebbe inutile ogni tentativo di spinta con le gambe che da sole non sarebbero capaci di innescare l’oscillazione e quindi la propulsione.

Sempre in merito all’utilizzo della parte superiore, è bene sottolineare che la zona specifica interessata è limitata solo al bacino e alla fascia addominale; queste sono le vere responsabili di tutta la coordinazione motoria. Un movimento eccessivo della parte alta provocherebbe solo un aumento del drag e una perdita della corretta sinergia, vanificando tutto il lavoro. L’utilizzo delle pinnette per l’apprendimento di questa tecnica è utile per migliorare la flessibilità delle caviglie, ma occorre concentrarsi sul movimento del bacino altrimenti si perderebbe la corretta sinergia tra i diversi segmenti corporei.

Per valutare la vera efficienza di questo gesto tecnico non bisogna avere come unico obiettivo quello di fare più metri possibili sott’acqua. Considerando che il regolamento prevede che la distanza massima percorsa dal nuotatore sott’acqua sia massimo di 15 m, gli obiettivi delle varie esercitazioni sono due: migliorare il tempo di percorrenza della distanza prestabilita e allungare i metri percorsi a parità del numero di colpi effettuati.

Le informazioni presenti in questo articolo sono tratte dal libro “Con Tutto il Nuoto del Mondo” del Dott. Maurizio Mastrorilli.

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Ciro Porzio

Consulente informatico, matematico con la passione per le statistiche e apprendista nuotatore. Ricopre diversi ruoli di responsabilità in Swim4Life Magazine.