Tre motivi che dimostrano che il nuoto è uno sport estremo!

Grazie al nuoto si vincono le paure, ci si pone sfide continue e si pratica un impegnativo sforzo fisico, ma tutto andrà a vantaggio del nuotatore 

Vi hanno convinti che il nuoto è uno sport ad impatto zero, uno sport tranquillo, praticabile a qualsiasi età ed in qualsiasi condizione fisica? Vi hanno fregato!
Oggi vi spiego perché il nuoto è in realtà uno sport estremo, nel quale si sprigionano energie fisiche e mentali tali da poter assicurare a chi lo pratica ad un livello non amatoriale, un turbinio di emozioni paragonabili ad un lancio da un paracadute, o ad una discesa tra le rapide.

Vincere le paure
Chi ama il nuoto ama superare i propri limiti. Leonardo da Vinci inventò una macchina che permetteva agli uomini di librarsi nell’aria, ma non riuscì a farla funzionare; solo dopo ideò il paracadute.
La volontà di superare i propri limiti e la voglia di sperimentare porta sempre a grandi risultati. Per nuotare, credetemi, ci vuole coraggio e non mi riferisco soltanto al nuoto in acque libere che rimane uno dei misteri indecifrabili fra tutte le discipline acquatiche, ma anche al nuoto in vasca.
Fare uno sport estremo insegna a controllare gli eventi più incerti e affrontare i propri limiti, oltre a regalare la gran voglia di sentirsi vivi, il piacere del brivido, la voglia di superare la paura e di farla diventare un emozione.
L’allenamento può essere utilizzato per rassicurarsi sperimentando se stessi nel provare a riuscire a superare la propria sfida attraverso il controllo e la preparazione fisica e mentale. Attraverso il nuoto è possibile trasformare le proprie umane paure in sfide, iniziando una vera e propria guerra alle insicurezze personali. Questo sport così viscerale diventa così cura e vaccino contro tutte le paure.

La sfida
L’aspetto agonistico gioca un ruolo molto importante nel nuoto. La sfida verso se stessi e/o gli altri è un momento imprescindibile di questo sport. Da un lato, l’energia viene incanalata verso il conseguimento di un obiettivo: superare una prova, vincere una gara, migliorare il proprio personal best, comporta un innalzamento del livello di autostima in un processo di autoaffermazione e autorealizzazione personale;
dall’altro non viene mai trascurato l’aspetto di puro divertimento, quell’estasi definita in ambito psicologico dinamic joy, ovvero il puro divertimento che ci riporta a sentirci bambini sulle montagne russe.

Queste dinamiche sono ancora più forti quando al nuoto agonistico si approccia una donna. La sfida acquista allora una doppia sfaccettatura: da un lato la sfida con se stessa, dall’altro la sfida con l’altro sesso che non si trasforma mai in scontro diretto, ma in confronto e spunto di miglioramento continuo.

fatica-nuotoLo sforzo fisico
Qui è da aprire una piccola parentesi su quante volte si rischia la vita nella pratica del nuoto (non iniziate a ridere!). Basta infatti una bracciata di un delfinista beccata durante l’allenamento, mentre voi beatamente volevate fare un 50 dorso in scioltezza, ed i segni potrebbero rimanervi a vita. Per non parlare delle gambate dei ranisti, quelli sono ovunque e sono pericolosi! Pronta la petizione per relegare i ranisti nella corsia nuoto libero “lento”? Maledetti ranisti!

Fatta questa doverosa parentesi, mi sento di omaggiare il tipo di allenamento al quale un nuotatore sottopone il proprio corpo. Nessuna parte si sottrae a sessioni in acqua e a secco e si fa del “mangiar sano” un mantra che accompagna tutta la propria esistenza. Muscoli definiti e nervi tesi a far da cornice ad uno dei più bei quadri creati dalla natura. Il corpo di un nuotatore è armonia tra corpo e spirito, in un continuo superare la fatica focalizzando anche nel dovuto riposo una fonte di allenamento continuo.

Il corpo di un nuotatore è una macchina perfetta!

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Giusy Cisale

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